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Home arrow Free Time Magazine arrow Articoli Ottobre 2005 - IBRAHIM FERRER arrow IBRAHIM FERRER
IBRAHIM FERRER
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Scritto da Dj El Sonero   

ImageOmaggio ad   IBRAHIM FERRER “ il Nat King Cole cubano”         A cura di El Sonero DJ

Basco in testa, pelle scura, occhi gentili, voce pulsante; anche Ibrahim Ferrer se ne è andato, dopo le dita magiche del pianista Ruben Gonzalez, dopo l'ironia tenera del cantante Compay Segundo. Se ne va con Ferrer un pezzo di storia di Cuba, se ne va un altro protagonista del successo straordinario di "Buena Vista Social Club".
Il cantante, che incise dodici delle quattordici canzoni del film di Wim Wenders, è morto  all'ospedale Cimeq dell'Avana. Aveva 78 anni ed era appena rientrato da una tournée europea.
Era nato nella provincia orientale di Santiago de Cuba; viveva nell'Avana trasandata, povera, ma coloratissima che racconta il film di Wenders. Negli ultimi anni ha girato i teatri e gli auditori di tutto il mondo, applaudito e osannato. Ci restano il suo gusto di vivere, le pulsazioni sfrenate di "Candela", la dolcezza struggente della voce in "Dos Gardenias".
Ferrer cominciò la sua carriera artistica a 13 anni, giusto un anno dopo aver perso la madre, prima con il gruppo 'Los jovenes del son' (I giovani del son) e poi con altri gruppi cubani a Santiago, fino ad integrare negli anni '50 la allora piu' popolare orchestra di Cuba denominata 'Chepin-Choven', fatto che lo spinse a trasferirsi a L'Avana.
Successivamente aderì alla leggendaria 'Orquesta Ritmo oriental' lavorando con Beny Morè, conosciuto come 'Barbaro del ritmo'  e considerato il musicista cubano più importante del xx° secolo.
Durante tutta la sua carriera Ferrer pensò di essere perseguitato da una cattiva sorte e, per questo, negli anni '80, decise di ritirarsi dalla scena , fino a quando, oltre un decennio piu' tardi, il successo bussò nuovamente alla sua porta: allorchè Cooder, per il suo progetto 'Buena Vista Social Club', chiese una voce 'calda' per il bolero, rimanendo colpito dal talento e dalla presenza di Ferrer
Lo stesso Ferrer ha partecipato alla registrazione di un album nominato per i Grammy 'Afro-Cuban All Stars' ed è stato quindi vincitore del Grammy 'Buena Vista Social Club', del quale sono state vendute sei milioni di copie.
 Il suo secondo cd, 'Buenos Hermanos', ha vinto il Grammy Latino per la categoria Miglior musica tropicale tradizionale, aggiungendosi ad altri artisti di talento come Bebo Valdes, Celia Cruz e Tito Puente, che pure avevano ottenuto in precedenza questo riconoscimento.
La notorietà per lui arrivò a settant'anni passati, dopo sessanta di carriera in patria. Era il 1998 quando il film di Wenders con le sue canzoni fece scoprire un mondo nuovo fatto di straordinari artisti senza pretese, cresciuti nella società chiusa di Cuba, estranei allo star system, isolati da tv, spettacolo e personaggi del nostro mondo: assorti nei loro ritmi cubani, nelle melodie languide e trascinanti. Ma "il progetto Buena Vista" voluto dal produttore Ry Cooder li proiettò anche sul palcoscenico internazionale: banda di musicisti tutti almeno di mezza età, e alcuni ben più anziani che adesso se ne sono andati. Oltre a Ferrer, a Ruben Gonzalez, a Compay Segundo in "Buena Vista" c'erano gli altri artisti più giovani che Ferrer ammirava: Omara Portuondo, Eliades Ochoa, il chitarrista Barbarito Torres, Guajiro Mirabel.
Ferrer in Europa stava promuovendo il suo ultimo disco,   "Mi sueno. A bolero songbook": titolo mezzo spagnolo, mezzo inglese che basta da solo a raccontare la sua breve parabola leggendaria nei Paesi dell'Ovest. Era il terzo disco che interpretava da solo, una collezione di vecchi boleri come "Quiereme Mucho", "Perfume de Gardenias", "Mil Congojas" che si allontano dal suono cubano tradizionale della sua carriera.

 

 
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